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F1, GP di Germania: quella voglia di trasgredire...

per circusf1.com

25 luglio 2010
La Ferrari domina ad Hockenheim, pista in cui riesce a trovarsi decisamente a proprio agio, portandosi a casa una doppietta che rilancia il team e Alonso nella corsa per i titoli iridati. Ma la festa è rovinata da una gestione errata e superficiale di una situazione delicata. Ancora una volta il muretto si dimostra incapace di gestire determinate circostanze con freddezza e stile.

Una premessa è doverosa. La Formula 1 è uno sport di squadra, lo è molto più di quanto non possa sembrare. Le gerarchie fra i piloti, dettate dalla classifica, dalle prestazioni o dai contratti, sono sempre esistite. Così come gli scambi di posizione. Ma c’è una regola, nata dalle ceneri di due episodi che hanno fatto discutere: il primo vide protagoniste le due McLaren di Hakkinen e Coulthard a Melbourne nel 1998; il secondo le Ferrari di Schumacher e Barrichello a Zeltweg nel 2002. Sorpassi decisi dai rispettivi muretti, che scatenarono polemiche circa la credibilità della Formula 1 davanti al proprio pubblico, ma che da altri punti di vista coinvolsero anche il mondo delle scommesse. Nacque così la regola che vieta a tutt’oggi i giochi di squadra, i sorpassi decisi a tavolino fra i piloti dello stesso team durante la gara. E’ sciocca per certi aspetti, ma è una regola e va rispettata. E’ inutile fare i falsi moralisti, sappiamo tutti quanto sia facile aggirarla, ma per farlo ci vuole stile, non molto, ne basta poco (ad esempio una sosta in più ai box), senza il quale le cose verrebbero fatte in maniera spudorata, violando palesemente la suddetta regola sotto la luce del sole.

Nello stesso stile dei messaggi in codice mandati in onda da Radio Londra durante la Seconda Guerra Mondiale, ma in maniera tutt’altro che criptata, abbiamo avuto modo di sentire oggi da parte del muretto Ferrari un: "Fernando... is... faster... than... you" pronunciato lentamente, parola per parola, non con la solita fluidità di tutte le comunicazioni sentite in questi anni fra piloti e ingegneri. Un messaggio che tradotto in prosa - non in italiano ma in prosa - significa ovviamente: "fatti da parte", tanto per non usare espressioni più colorite. Al plateale rallentamento di Massa, segue un "Well done, sorry". Ben fatto, scusa. Ammissione di colpa, confessione di un ordine di scuderia comandato ed eseguito.

Nel dopo gara la Ferrari mette in scena un’arrampicata sugli specchi degna di una candidatura all’oscar: Fernando Alonso, Felipe Massa, Stefano Domenicali, Andrea Stella, Rob Smedley, Luca Colajanni provano in ogni modo a dribblare le domande scomode dei giornalisti con scuse ridicole e frasi sconnesse, ed è evidente che hanno tutti una coda di paglia lunga chilometri. Si arriva addirittura a parlare di problemi di trazione per Felipe. Ma chi vogliono prendere in giro? Il tutto mentre pochi minuti prima sul podio, i visi tesi di Alonso e Massa prendevano il posto dei sorrisi e della felicità che dovrebbero essere automatici e scontati dopo una doppietta scaccia-crisi come quella di Hockenheim.

Una domenica che poteva chiudere in maniera cristallina un weekend quasi perfetto per la Ferrari, a cui mancava solo la pole position per completare la trionfale spedizione in Germania. Sulla pista tedesca le monoposto di Maranello si sono sempre trovate a loro agio, in ogni condizione. Chi ha avuto modo di seguire le libere del venerdì e del sabato avrà certamente notato la facilità delle Ferrari nell’ottenere ottimi tempi, nonostante i numerosi testacoda e uscite di pista di Felipe Massa. Battono le Red Bull di Sebastian Vettel, l’unico in grado di resistere ma mai di preoccupare nonostante una brutta partenza "alla Schumacher", e di Mark Webber, afflitto da problemi tecnici ma mai a suo agio per tutto il weekend. Battono anche le McLaren, non competitive durante tutti i tre giorni, con qualche perplessità attorno al nuovo sistema di scarichi ribassati scartato a Silverstone e riproposto in Germania che ancora non convince.
Una vittoria ottenuta sul campo, offuscata però da uno spiacevole episodio, figlio di un atteggiamento tipicamente italiano che vede la pretesa delle regole e del loro rispetto per poi violarle subito dopo. Il tutto a dimostrazione di come ancora una volta il muretto Ferrari non sia stato in grado di gestire con lucidità una situazione delicata, creando così un caos e un danno d’immagine che potevano facilmente essere evitati.


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